Gastronomia

Mangiare sano e gustoso in Salento e' facilissimo. La cucina salentina, infatti, è ricca di fantasia e di ingredienti naturali e ricchi di sapore. Questi servivano in passato alla preparazione di piatti "poveri", oggi diventati ricercatissimi per la loro bontà e l'equilibrio dei sapori.
Inoltre si usano le spezie della macchia mediterranea per insaporire le preparazioni: la salvia, il rosmarino, il timo, la maggiorana e la menta.

Punti di ristoro

A breve distanza dalle principali spiagge e dalla struttura dei Giardini Sausari, si trovano diversi servizi di ristorazione per tutte le tasche e le occasioni.

Presso le spiagge prospicenti la struttura sono disponibili sia bar che piccoli ristoranti all'aperto in formula self-service, molto adatti sia per famiglie che per giovani alla ricerca di una vacanza facile, tranquilla e rilassante.

Nel centro di Porto Cesareo, pochi km a sud dei Giardini sausari, sono presenti numerosi ristoranti, trattorie, pizzerie per tutti i gusti.

Risalendo a nord, lungo la litoranea, verso S. Pietro in Bevagna, esistono poi altre piccole e grandi strutture di ristorazione, alcune direttamente sulla spiaggia, dove potete gustare un'ottima pizza con i piedi immersi nella morbida sabbia del Salento.

Frutta "il cibo dell'estate"

La frutta che tradizionalmente si consuma nel Salento è quella che si poteva coltivare su terreni particolarmente poveri d'acqua. Nel periodo estivo dominano i fichi che vengono fatti essiccare al sole per poterli conservare nella stagione invernale; verso la fine dell'estate ci sono i fichi d'India, caratterizzati da diversa coloritura del frutto. Nel periodo invernale invece si consumano gli agrumi ed in particolare le arance e i mandarini, la cui buccia viene usata in varie preparazioni dolciarie per l'intensa nota aromatica.

Nel periodo estivo la frutta è particolarmente consigliata: fichi, albicocche, pesche, melone, anguria dissetano e forniscono preziosi sali minerali.
E' facile trovare negozi o venditori ambulanti che portano la frutta direttamente dalla terra, la mattina, lungo i percorsi verso le spiagge, e procurarsi cosi' un'ottima merenda per bambini e adulti.

La cucina del Salento

La cucina salentina si caratterizza soprattutto per la presenza delle verdure che sono il vero fondamento della dieta tradizionale del Salento.

Le verdure e i legumi sono consumati principalmente con il pane o la pasta, preferibilmente fatta in casa. Si hanno, quindi, piatti come le orecchiette con le cime di rapa e i Ciceri e tria, che sono i ceci con una pasta assomigliante a delle pappardelle tagliate a rombo (alle volte unite alle cime di rapa per ottenere la cosiddetta Massa, tipica della festa di San Giuseppe il 19 marzo). La tradizione cristiana vorrebbe che la tria rappresenti appunto i trucioli di legno di San Giuseppe, in realtà con tria gli arabi indicavano la pasta secca.

Fra i prodotti della terra vanno annoverate anche le lumache, di cui si mangiano diverse varietà tra le quali le municeddhe, che sono caratterizzate dal guscio colore marrone, come il saio dei monaci francescani. Cannole è la Città delle lumache, ed ogni anno vi si svolge in agosto la frequentatissima Festa della Municeddha.

Poiché il Salento è una penisola, anche il pesce occupa un posto importante, soprattutto in prossimità delle coste. Domina il pesce azzurro, ma si consumano molte varietà di molluschi e crostacei. Fra le ricette, ricordiamo lu purpu alla pignata, che è il polpo cucinato in umido e prende il nome dal contenitore in terracotta usato per cucinarlo e detto, appunto, "pignata".

Un tocco di colore e di sapore è sempre portato dal peperoncino della zona, insieme agli altri aromi.

Pane, pasta, dolci

Capitolo a parte merita il pane, che nel Salento viene ottenuto da farine di grano poco raffinate e presenta, dunque, un colore particolarmente scuro a causa della presenza di crusca. Si utilizza il lievito naturale (detto criscituni) e la cottura avviene nel forno di pietra, utilizzando fascine di rami di ulivo che danno al pane un profumo particolare.

Fra i prodotti da forno un posto di primissimo piano occupa la frisella o friseddha in dialetto, che è una sorta di pane duro in quanto disidratato, che serviva per essere conservato a lungo in casa. La frisella era preparata con il grano per i ceti più ricchi e con orzo per i ceti meno abbienti, in quanto questo secondo cereale era meno pregiato e quindi meno costoso. Altrettanto importanti sono i taralli e i tarallini, anch'essi facilmente conservabili per lunghi periodi.

Prodotto tipico è poi la pittula, che è una frittella di pasta dalla forma più o meno tonda. Le pittule si preparano tradizionalmente nel periodo natalizio, alla vigilia della festa dell'Immacolata (8 dicembre) e di Natale. Nella preparazione delle pittule si possono aggiungere altri ingredienti come acciughe, le cime di rapa, il cavolfiore o piccoli pezzi di baccalà.

Anche la pasta come il pane viene prodotta con farina poco raffinata e ha quindi un colorito scuro. Sono diffuse, come in tutto il territorio regionale, le orecchiette, abbinate spesso ai maccheroncini (detti anche minchiareddhi o pizzarieddhi).Ci sono poi le sagne 'ncannulate, che sono delle pappardelle ritorte su se stesse. Il condimento della pasta è, ovviamente, il sugo di pomodoro. D'estate si utilizzano i pomodori freschi e d'inverno la salsa di pomodoro imbottigliata in estate.

Il formaggio grattugiato sulla pasta è il cacioricotta nel periodo primavera-estate e il pecorino o la ricotta (usata senza sugo) nella stagione invernale. In mancanza di formaggio la pasta veniva condita con la muddhica, che è la mollica di pane raffermo fritta nell'olio d'oliva.

La fantasia domina soprattutto nei dolci che risentono dell'influenza del mondo orientale (bizantini e arabi). La presenza di ingredienti quali le mandorle, del miele e della cannella è tipica di molte regioni del vicino oriente e delle coste del mar Mediterraneo.

Regina tra i dolci del Salento è la pasta di mandorla che è ottenuta dalla macinazione di mandorle sgusciate e zucchero. Essa assume forme diverse a seconda del periodo dell'anno: nel periodo natalizio viene modellata a forma di pesce (un antico simbolo cristiano che rappresenta il Cristo) e nel periodo pasquale a forma di agnello (anch'esso simbolo del Cristo pasquale). In entrambi i casi la forma di pasta di mandorla viene riempita con marmellata, che tipicamente è la cotognata (marmellata di mele cotogne) oppure la marmellata d'uva locale di varietà negroamaro detta mostarda.

Dolci tipici del periodo natalizio sono i purceddhuzzi (purciddhruzzi nel nord salento, o pizzi cunfitti) che sono delle piccole palline fatte di una pasta dolce croccante fritta e poi girati nel miele e guarniti con pinoli o mandorle e confettini colorati. Una variante è costituita dalla forma più squadrata e denominata carteddhate (cartiddhrate nel nord salento).

I Vini

Nel dialetto salentino, per indicare il vino, oltre a "vinu" si usa più spesso la parola "mieru", che vuol dire "schietto". Tale aggettivo è dovuto al carattere vigoroso e intenso del vino prodotto nel Salento, carattere che portò i Romani a definirlo merum, cioè "vero", in contrapposizione a quello greco, più leggero e annacquato.

Nel Salento la produzione di vini è ampia e diffusa, ed i migliori di essi sono esportati in tutta Italia ed all'estero. I più conosciuti sono:

il Primitivo di Manduria e le numerose altre varianti prodotto nelle province di Brindisi e Taranto
lo Squinzano prodotto nelle province di Brindisi e Lecce
il Salice Salentino prodotto con l'80% di uve Negroamaro e il 20% di Malvasia nera prodotto nelle province di Brindisi e Lecce.
A questi si aggiunge il Salento rosso prodotto nelle province di Brindisi e Lecce che ha la demoninazione Indicazione Geografica Tipica (IGT).

Due rosati del Salento hanno anche la Denominazione di Origine Controllata DOC: il Salice Salentino Rosato DOC e il Leverano Rosato DOC.

Non molto diffusi, ma apprezzabili sono alcuni bianchi. In particolare il Leverano Bianco DOC in cui domina la Malvasia Bianca, il Salice Salentino Bianco DOC in cui dominano le uve Chardonnay e l'Ostuni bianco DOC (vitigni Limpigno e Francavidda).